Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
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Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
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Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
LORENZO VIANI, BENEDIZIONE DEI MORTI DEL MARE
LORENZO VIANI
BENEDIZIONE DEI MORTI DEL MARE
1914-1916


Olio su tela, cm.192x394
Firmato e datato in basso a destra
Acquistato nel 1925 dal Comune di Viareggio per lire 12.000

Premiato alla Biennale di Venezia del 1922


Le benedizione del morti del mare è un rito che tutt’ora si celebra a Viareggio anche se ha perduto la forza emotiva e suggestiva che manteneva fino alla metà del secolo scorso, quando ancora la tragedia del lutto dovuto al lavoro in mare era presente in modo massiccio nella piccola comunità di marinai e pescatori della Darsena dove ogni famiglia o quasi aveva memoria di un disperso in mare. Le donne e i bambini dei marinai con gli sguardi colmi di angoscia e di attesa sono fra i soggetti più rappresentati dall’artista soprattutto nel primo periodo della sua attività. Ma vediamo una descrizione che lo stesso Viani ci dà del rito:
Anche il mare, cimitero sterminato, è stato benedetto stamani all’alba. Le famiglie dei dispersi del mare, massimamente le donne, la mattina consacrata alla festa dei morti si raccolgono intorno alla chiesetta: le lapidi brevi rammentano il golfo di Magellano, le Azzore, le solitudini polari, l’Atlantico, il Golfo degli Aranci,l’isola di Montecristo: tutti i mari si sono aperti sotto ai fragili scafi paesani per inghiottirli. Dopo il suffragio e la messa, si forma la processione che, con gli stendardi di cui sono effigiati i Santi protettori dei naviganti, si reca sulla battima del mare solitaria e deserta… Le vecchie donne dei pescatori aspettano da tante ore sui poggi aspri di pagliole recitando il rosario: nere sul fondo del mare cinereo sembrano vecchie polene spalmate di pece, relitti di un grande naufragio… Quando dalla pineta di levante spuntano gli stendardi neri balenanti d’oro, tutti quelli che aspettano si raccolgono per umiliarsi sulla nuda spiaggia. Tutti guardano il mare contristati, all’orizzonte passano le vele nere su baleni di sangue vivo. I crociferi piantano lo stendardo sulla rena e s’inchinano, il prete leva il braccio da cui pende un manipolo nero e giallo, la benedizione pioviggina sul mare di piombo… Per tutto il santo giorno dei morti, au tutte le calate, dal Renaio al Lazzaretto, si parla delle tristi navigazioni e delle tremende perdizioni” (L. Viani. Il nano e la statua nera, 1934, p.27-29)
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