Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Il Volto Santo, 1913-1915
Lorenzo Viani
Il Volto Santo, 1913-1915

tempera e olio su tela, cm. 195x400
firmato in basso a destra


L’opera è nota anche con altri titoli. Volto Santo, qui accolto, è quello con cui venne esposta alla I Quadriennale di Roma nel 1931.
Questo titolo si riferisce alla rappresentazione, nella parte centrale del dipinto, del Volto Santo, accanto la Vergine della Concezione, il che fa supporre che il titolo originario potesse essere Santi della prigione (o della torre): un’opera con questo titolo compare nel catalogo della mostra allestita al Palazzo delle Aste a Milano nel 1915 (n.132), come rileva Ida Cardellini Signorini, e con questo titolo sono note altre opere di Viani, disegni e xilografie, che raffigurano questo medesimo scorcio di Viareggio.
Gli altri titoli sono L’attesa fuori dal carcere o Davanti al carcere, giustificati dal fatto che la Torre Matilde (non visibile nel quadro si erge dietro l’edificio rappresentato) fu adibita a carcere; infine L’affogatino, come lo identificano ancora oggi i viareggini, riferito ad un tragico fatto di cronaca dell’epoca che riferisce appunto dell’annegamento di un bimbo nel canale Burlamacca.
L’episodio, qualunque esso sia, è ambientato in un luogo della Viareggio vecchia oggi parzialmente modificato ma che all’epoca della realizzazione del dipinto appariva esattamente così. Scomparso l’edificio la cui facciata da fa quinta al quadro, rimane lo scorcio del canale Burlamacca oltre il quale si intravede la Darsena, quartiere di marinai e pescatori allora povero, segnato dai lutti e dalla miseria. Dietro l’edificio la Torre Matilde, unico costrutto antico in una città relativamente moderna, sede del carcere locale fino alla seconda guerra mondiale.
Se la Benedizione è il capolavoro indiscusso di Viani, quest’opera, coeva dell’altra, testimonia una libertà e una spregiudicatezza altrettanto in grado di collocare il Viani al culmine di una ricerca che, spogliatasi di ogni vincolo o soggezione, lo conduce verso quel sintetismo che sarà la sua cifra espressiva più alta, caratteristica distintiva di tutta la sua produzione, una “semplificazione” determinata dallo scopo di intensificare l’espressione, ossia l'eliminazione di tutto ciò che può distrarre, dunque diminuire se non addirittura disinnescare il pathos. Il nero delle figure domina la rappresentazione cui fa da contrappunto la colorazione accesa ma fredda delle vele; l’animazione lontana del porto e i gesti bloccati, come in una istantanea, delle donne e dei loro bambini.
Quando Viani si volge all'Europa, alla sua contemporaneità, si rivolge in particolare verso l'Espressionismo. In questa corrente ravvisò quanto si confaceva al suo volere artistico, esso era - fra i linguaggi utilizzati allora per dare volto ai diseredati e per operare una denuncia sociale - senza dubbio il più drastico, il più antiborghese e oltraggioso. Era quello che consentiva di dare volto allo stesso tempo tragico e grottesco alla disperazione, di operare sintesi audaci, abbreviazioni deformanti, senza perdere la completezza di un'immagine, di un concetto benché apparentemente espresso in forme sommarie. Ma c'è una dannazione in Viani che l'espressionismo non ha. La maggior parte dei suoi personaggi sono assolutamente senza speranza; i colori prevalentemente cupi. Il solare mediterraneo Lorenzo in realtà è assai più cupo e tenebroso rispetto ai tedeschi e ai nordici in genere. Mentre le immagini espressioniste e fauve sono "scene di vita", i quadri di Viani sono tragedie, sempre. Bisogna pensare per esempio ad un Munch per ritrovare gli stessi volti rosi dall'angoscia.
Il rapporto fra Lorenzo Viani e l'Espressionismo può essere paragonato a quello esistente fra Verismo e Naturalismo, laddove Zola diede testimonianza delle città, del ventre di Parigi, del proletariato affamato e crudele, Verga diede quella di ambienti marinari e agresti di gente vinta e dimessa.
Mentre l'Espressionismo europeo veleggiava fra locali notturni, bordelli, luci e ombre di città in cui per un attimo poteva apparire almeno l'illusione di un piacere, di un riscatto, dove le anime dannate sembravano trovare (o almeno cercare) una pausa alla miseria, all'abiezione, Viani fu pittore di vedove e marinai di un piccolo borgo dove il dolore - muto e analfabeta – non aveva che in Dio, nella religione l'unica speranza di riscatto, nella preghiera l'unica espressione concepita e saputa dire. Le vedove di Viani non hanno neppure la più lontana consapevolezza dell'esistenza del piacere, uno qualsiasi, che possa per un attimo dare loro l'illusione di un riscatto, o quantomeno dimenticare, anestetizzarsi per un momnto ed avere una pausa alle loro tragedie. Dunque non rimane loro che la preghiera. Non rimane loro che sperare di essere, sentirsi parte integrante di quell'estremo sacrificio che Dio compì per l'uomo e che nel loro sacrificio sia presente il riscatto.

Bibliografia:
Cardellini Signorini Ida, 1978
Serafini Antonella, 1993
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