Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
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Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare

Viani Lorenzo


"I volumi del Monte Costa "

 (1920- 1921)



olio su cartone


cm. 73 x 103



Donazione:
LUCARELLI




Firmato in basso a destra: Viani
In alto a destra: Monte Costa



Insieme a “Monte Carchio”, “Monte Fragolito”, “La Penna di Lucchio”, “Il mulino di Giuncugnano”, “La piazza di Giustagnana”, questo “Monte Costa” fa parte della serie dei paesaggi apuani, dipinti durante il soggiorno a Giustagnana, sulle pendici versiliesi, tra l’estate del ’20 e l’autunno del ’21: un ciclo di opere non numeroso ma di altissima qualità nel percorso creativo di Viani.

L’ amour du difforme, il tono protestatario, il populismo, che informano tanta parte della sua produzione più nota e divulgata, cedono a una disciplina formale fatta di rigore e di sintesi. Dopo la guerra, mutato nella sua identità sociale ed ideologica, più vicino che mai agli amici Moses Levy e Alberto Magri, Viani tende a rifarsi i sensi e la mente anche come pittore, in una pausa di riflessione che investe insieme lo stile e l’iconografia. Così al mare, soggetto da sempre amato e privilegiato, si sostituisce per oltre un anno la cresta delle Apuane, con le sue selve, i paesi annidati nella roccia, i profili così acuti e taglienti che - dirà più tardi, nell’autopresentazione alla mostra viareggina del ’30 - «se Icaro precipitasse […] rimarrebbe sempre infilzato». Nel contempo, la materia cromatica si fa povera e magra lasciando affiorare sin la trama del cartone e il colore diviene chiaro e trasparente come nei vetri smerigliati o, per l’appunto, nelle tempere di Magri.

Verdi, grigi, azzurri, marroni, arancioni, tassellano i fianchi del monte, trasformando gli scheggioni rocciosi in un gioco astratto di geometrie policrome; la cui modernità non cessa di stupire, come provano i consensi che quest’opera, ripetutamente esposta, ha raccolto anche di recente.

“La Donazione Lucarelli”, a cura di G.Matteucci - R.Monti, Musei Civici di Villa Paolina, Viareggio, 1994, p. 36

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