Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare

Viani Lorenzo


"La preghiera del cieco "

 (1920- 1923)



carboncino, tempera e olio su cartone


cm. 97 x 67



Donazione:
LUCARELLI




Firmato in basso a destra: Lorenzo Viani



Il popolo di Viareggio, con i suoi simboli e le sue tradizioni, costituisce il soggetto prediletto di Viani; esempi significativi sono opere di tema religioso quali la Processione a Sant’Andrea e i due grandi formati La benedizioni dei morti del mare e Il Volto Santo, realizzati dall’artista prima della Grande Guerra. In queste ultime due opere Viani celebra le grandi liturgie marinare, intrise di una forte carica mistico-religiosa dove l’artista vuole sacralizzare, attraverso il rito e i suoi simboli cristologici, non solo il popolo viareggino, ma tutta la massa universale dei diseredati.

Intensa espressione di questa poetica, La preghiera del cieco trasmette la potenza rivelatrice di evidenti arcaismi d’impaginato e di visibili alterazioni anatomiche congiunti a un riverente religiosità. La composizione dell’opera restituisce l’identica iconografia di un dipinto di Éugène-Joseph Laermans descritto dallo stesso Viani, nel 1911, in un articolo pubblicato sul periodico Versilia: «Nel quadro “Il cieco” ti pare di udire gli strani gridi di un’anima in pena. La figura è rigida, con la faccia rivolta verso il cielo che più non si specchia nelle sue orbite disseccate».

Negli anni Venti, dopo l’esperienza parigina e la guerra, Viani intraprende un percorso finalizzato a una rilettura della sua produzione pittorica volta all’adozione di un sintetismo formale nella quale forma e colore compongono l’equilibrio d’insieme. E alla ricerca costante delle corrispondenze essenziali e poetiche della visione riesce ne La preghiera del cieco a dare una personale interpretazione del sintetismo con una composizione che richiama nella sua intonazione geometrica la serie dei paesaggi apuani, Paesaggio di Versilia, Veduta dall’alto di Seravezza, e, in particolare, il dipinto I volumi del Monte Costa, strutture significanti di grande respiro.

In tutta la sua produzione Viani ha sempre sottolineato la rispondenza del suo pensiero e del suo sentire all’essenza e la forma delle sue immagini; in una riflessione degli anni Venti scrive: «Visitando l’opera mia, per meglio penetrarne l’intimo spirito, è necessario sapere l’identità effettiva di anima che io sento di avere coi vagabondi e coi déplacés; la comunanza di vita che io ho col popolo, il quale mi espresse dalle sue viscere e da cui non mi sono mai, mai staccato; perché col popolo e in mezzo al popolo io vivo e vivendo creo con amore i miei eroi».

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