Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare

Viani Lorenzo


"Benedizione dei morti del mare"

 (1914- 1916)



olio su tela


cm. 192 x 394



Collezione:
VARRAUD SANTINI




Firmato e datato in basso a destra: L. Viani MCMXIV



Scrivendo al fratello Mariano, tra il giugno e il luglio 1916, Viani confessa la propria soddisfazione per aver portato a termine La benedizione dei morti nel mare: “...scusa se non ti ho scritto prima d’ora ho lavorato ed ho ultimato la benedizione dei morti del mare ... ho lavorato dalle 4 del mattino alla sera io credo che sia la cose più forte che abbia fatto da che lavoro ... (I. Cardellini Signorini, 1978).

Con la consapevolezza di chi sa di avere realizzato la “grande opera”, il pittore colloca La benedizione all’apice della sua carriera d’artista, nel momento in cui la sua arte è seguita da critici autorevoli come Vittorio Pica e Leonardo Bistolfi. Nel nuovo lavoro egli ha condensato l’universo affettivo del suo mondo narrativo e gli elementi che sono all’origine della sua identità culturale. Ne è derivata un’icona emozionante di dolore e di umanità, un grande affresco biografico palpitante di sentimenti, dove il tempo è regolato da tradizioni arcaiche e da simboli, attraverso i quali l’uomo scopre la fede.

All’origine della struttura compositiva, dei suoi formalismi e delle sequenze gestuali, c’è l’ammirazione dichiarata per i trecentisti toscani, soprattutto quelli del raggio giottesco, più volte ricordati negli scritti sull’arte. Agli stessi modelli stilistici Viani sembra avere guardato dipingendo I lebbrosi e Il volto Santo (op. cit. 97, 101) quadri che, insieme con La benedizione, fanno parte di una produzione di opere votive, tutte di grandi dimensioni, ispirate a fatti e leggende della città di Viareggio, e di Lucca. Elemento comune, nella diversità dei temi raffigurati, è l’armonica fusione tra un’evocazione popolare che attinge dalla cronaca locale, e una concezione figurativa di raffinato rigore formale, anelante ad assumere lo spessore di un vasto poema di umanità.

La data 1916, in basso a destra, colloca la tela in un tempo prossimo a quello delle due citate. Tutto però concorre a ritenere che, sin dal 1914, Viani avesse maturato l’intento di realizzare l’ambizioso progetto. Un’antica foto, dello studio Barsotti di Firenze pubblicata da Ida Cardellini Signorini (op. cit. tav. 93), rivela che in origine il quadro era sprovvisto di data e di firma. È plausibile l’ipotesi che lo stesso pittore l’abbia aggiunta, forse nel 1926, quando dopo che l’aveva venduto l’anno prima al Comune di Viareggio per 12.000 lire, La benedizione venne esposta alla Prima Mostra d’Arte Marinare di Roma.
Prova di una lunga e meditata gestazione è anche lo schizzo a matita la cui partitura e il tratto libero delle figure, stilisticamente, si direbbero derivati da quelle del Volto Santo, concordemente datato tra 1913-15.

La Collezione Varraud, catalogo a cura di Giuliano Matteucci e Paola Paccagnini, Viareggio, 1994, pag. 148-149

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