Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
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Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare

Viani Lorenzo


"Viandante in riposo"

 (1908)



carboncino su carta


cm. 36 x 36



Collezione:
VARRAUD SANTINI




Gli anni di Parigi, tra il 1908 e il 1911, mettono Viani a contatto con una realtà umana del tutto nuova rispetto a quella che la Versilia e la sua gente, fino ad allora, gli avevano offerto. La figura che più sollecita il suo interesse è quella del “clochard”, una varietà sociale composta di individui che, rispetto agli schemi dell’organizzazione collettiva, hanno scelto l’alternativa dell’emarginazione e della libertà, pagate a duro prezzo.

Un tipo di indigente che affida ragioni di esistenza agli eventi più casuali dello scorrere del tempo, i cui ritmi, rispetto a quelli del povero delle contrade della Versilia, sono scanditi dall’imprevisto e da un destino senza logica.

A questi personaggi, che a Parigi coloravano la fauna umana dell’ “Albergo dei poveri” e della “Ruche”, l’edificio che ospitava gli studi di numerosi artisti, Viani dedicherà tra il 1925 e il 1926 un ciclo di opere ‘parigine’, molte delle quali ‘ricostruite’ attraverso gli schizzi e i rapidi disegni fissati in occasione di quell’esperienza dal vivo.

Questo “Viandante in riposo”, giustamente assegnato da Alessandro Parronchi al 1908, anno del primo viaggio, costituisce un’anticipazione del tema dei mendicanti. Il particolare della panchina, quasi sempre presente in quella serie, appare qui in una delle prime volte. Esso viene interpretato dal pittore come un simbolo di quella disadattata umanità.

“La Collezione Varraud”, a cura di G.Matteucci - P.Paccagnini, Musei Civici di Villa Paolina, Viareggio, 1994, p. 70

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