Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Giovane dalla sigaretta, 1910-12
Giovane dalla sigaretta, 1910-12
Carboncino, acquerello, pastello su cartone, cm.96,5x68
'Parigi! Nulla di più fantastico, tragico, stupendo': vagheggiato sin dalla prima adolescenza, il viaggio in quella che non è solo per Viani la capitale dell' arte ma anche 'la città della Comune', si realizza almeno in tre riprese. Poco agevole separare la prima dalle successive, forse più importanti e più fertili di conseguenze per la vita e l'arte di Viani, che a tutte e tre indistintamente farà ricorso come nucleo attivo di memoria e caposaldo del mito autobiografico nel romanzo omonimo del '25. Conviene fissarne in breve i dati essenziali.
Come pare ormai accertato, dunque, Viani è a Parigi la prima volta fra il gennaio e il maggio del 1908. Vi giunge appena in tempo per visitare la mostra di Van Gogh aperta a principio d'anno presso la Galleria BernheimJeune, di cui serberà annotato il catalogo. Una visita frettolosa, che solo due anni dopo ricorderà "confusamente come chi avesse visto il mare per pochi attimi, in tutta la sua vita: un senso di infinito, dei colori viola, bleu, bianchi, ed una grande armonia' (Viani,1910).
Per il momento, intanto, troppo urgente si pone il problema della sopravvivenza. Partito da casa 'senza conoscenze con poche lire e senza conoscere una parola di francese' (Viani, 1913), Viani si trova ben presto alle prese con la fame, il freddo e ogni genere di tribolazioni. Dopo il noviziato di Lucca, Torre del Lago e Genova, è la bohème, quella vera: 'Lo studio sembrava la cella di un carcere duro, il foro di presa della stufa pareva il pertugio per il quale in segregazione apparisce la ciotola della zuppa, le mura sfarinavano una tinta color pisello, mosche e burbiglioni erano rimasti seccaricci sull' invetriate, nei canti alitava la bambagia che fiorisce nelle case disabitate, dei ragni tessevano una tela sopra l'architrave, la stanza sapeva di fame' (Viani, 1925). Così del suo alloggio alla Ruche, il casermone di Vaugirard costruito coi rottami dell'Esposizione Universale, in cui per necessità va ad abitare. E se un' immagine siffatta, così lontana da quella ironica e disinibita che Soffici ne darà più tardi nel Salto vitale, deve certo qualcosa al genere "noir" delle letture care a Viani ­ da Hugo a Richepin a Sue come pure al clima xenofobo del "ritorno all'ordine" in cui il romanzo è stato scritto, molta è pure la verità detta e la miseria realmente sofferta. A riprova, bastano le lettere agli amici e quella sorta di testamento spirituale affidato a Nomellini, che conclude un lungo sfogo di amarezze con la famosa confessione: 'la gita di Parigi è stata un buco nell' acqua'.

Ciò nonostante, a Parigi Viani lavora e le opportunità che coglie nell' ambiente già al primo incontro, sono incomparabilmente più ricche. Con la testimonianza della penuria e delle difficoltà in­contrate, infatti, le lettere offrono pure quella di una volontà ostinata e di una fede nell' arte che trae alimento dalla fatica giornaliera. E più delle lettere offrono testimonianza le opere: non molte, a dire il vero, almeno quelle pervenute e di sicura datazione, ma assai significative quanto alla varietà delle ricerche esperite.
Il secondo soggiorno parigino ha inizio nell'ottobre del 1908 e si conclude nell'estate 1909. Il 24 ottobre, per l'appunto, lo raggiunge lì una lettera di Nomellini (44), dove si può cogliere, attraverso le risposte dell'amico, la nuova disposizione d'animo di Viani: una coscienza più salda, un dominio più sicuro dei propri mezzi, armi critiche nuovamente affilate e una volontà insaziabile di vedere e di conoscere. Abbandonata ogni allusione alle difficoltà economiche che pure non cessano di contristargli la vita, sembra non ci sia altro tempo per lui che quello da dedicare all'arte e alla cultura. Si moltiplicano le visite ai musei e alle gallerie. Alcuni ragguagli in proposito vengono da Nomellini (Monticelli, Tiziano), altri, più numerosi, saranno forniti in varie occasioni dallo stesso Viani o "scoperti" dai commentatori tra le sue carte d'archivio, relitti di una memoria involontaria: Rodin, Medardo Rosso, Meunier (il Meunier dello Scaricatore e del Seminatore, riprodotti in cartolina e inviati a Nomellini da Bruxelles durante una breve gita di fine anno), Wiertz e poi ancora Steinlen, Forain, Toulouse Lautrec e persino, sorprendentemente, Modigliani (45).

Contemporaneamente si allarga il giro delle relazioni personali. Nomellini gli prospetta tre indirizzi: Niccodemi, Boldini e Cappiello, tra i quali Viani sceglie l'ultimo ma insieme a molti altri di sua iniziativa. Vecchi amori di gioventù, come il socialista anarchico Jean Grave, Richepin e il rivoluzionario Guillaume, che invariabil­mente perdono nella realtà il mitico alone, e artisti soprattutto: Andreotti e Zandomeneghi ormai pariginizzati, il Picasso del periodo blu e rosa che dipinge col 'deprecato torbido affettivo', Matisse, chiuso nel suo sussiego accademico e Léandre, il pittore dal bestiario esotico e dal fare amusant. Incontri fugaci, che si fissano però durevolmente nella memoria, ciascuno con un'immagine o un giudi­zio critico peculiare.

Infine, le mostre. La prima, come si è detto, è alla Comédie Humaine, dove Viani espone con oltre quaranta pittori, tra cui Somof, Veber, Raffaelli, Faivre, Steinlen, Forain, Van Dongen, Willette, Zandomeneghi: 'tutta roba che sarebbe crollata sotto uno scroscio di risa di Daumier' dirà causticamente più tardi ma intanto l'occasione favorisce il confronto ed è spia di alcune preferenze già nettamente delineate. Poi il Salon d' Automne del 1909, dove esporrà di nuovo nel del 1913". (Paccagnini)

Bibliografia:
Paola Paccagnini, Cronaca di opere e giorni, in Matteucci Giuliano, Paccagnini Paola (a cura di), La collezione Varraud, Viareggio 1994

Lorenzo Viani, Un profeta. Vincent Van Gogh, in Versilia nova, Viareggio, 17 dicembre 1910


Lorenzo Viani, Lettera autobiografica (1913), in Giornale di bordo, Firenze, luglio 1968, p..482.
Lorenzo Viani, Parigi, Milano, Treves, 1925.