Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
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Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare

Carlini Spartaco


"Festa campestre "

 (1908)



olio su tavola


cm. 15,5 x 24



Donazione:
LUCARELLI




Firmato e datato in alto a destra: Carlini - 1908



L’autore del piccolo olio con cui si apre la Collezione Lucarelli è malnoto o addirittura ignoto a tutt’oggi fuori di un ristretto giro amatoriale, malgrado gli sforzi ultratrentennali che la critica più avvertita ha fatto per imporlo all’attenzione del pubblico. Lo spiccato talento grafico unito a una cultura figurativa vasta e singolarmente precoce e a «una fantasia ricca di slanci di visione» (A. Parronchi, 1967, p. 108), pongono in realtà Spartaco Carlini tra gli artisti più interessanti del primo Novecento toscano, la cui individualità ben si rivela anche in questa operetta.
La data d’esecuzione è ancora quella delle opere giovanili, dipinte subito dopo l’impresa scultorea del “Centaurino”, ma il soggetto e la condotta pittorica del quadro appartengono alla maturità, tanto che se non fosse per l’autorevolezza della collezione da cui proviene (la coll. Lucatti), si potrebbe avanzare qualche dubbio circa l’autografia del “1908” vergato in rosso accanto alla firma. Nelle dimensioni del piccolo formato il quadro propone infatti una di quelle feste campestri su cui tornerà più volte il Cardini intorno al 1920, orientando il suo gusto del difforme verso paesaggi affollati di figure spettrali e misteriose cerimonie collettive risolte in un tessuto di piccole «pennellate lingueggiate e fluttuanti» (Paronchi, 1958, p. 48).

Un rapporto preciso sembra potersi istituire in particolare con “Festa di primavera” già in collezione Bernardini, esposta anch’essa alla Mostra commemorativa del ’50 e ripubblicata dal Parronchi nel ’58, che riedita nel maggior formato iconografia e struttura compositiva di questa “Festa campestre”: con lo stacco tra la folla in primo piano e la lontananza visionaria del paesaggio che sconfina all’orizzonte. Ma anche e soprattutto il tono cromatico generale, quell’atmosfera abbrunata, da eclissi, in cui le figure vivono per rapidi sbattimenti di luce come in certi bozzetti del Settecento veneto: che è forse in arte, il secolo prediletto dal Carlini pittore, restauratore e antiquario.

“La Donazione Lucarelli”, a cura di G.Matteucci - R.Monti, Musei Civici di Villa Paolina, Viareggio, 1994, p. 68

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