Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare
Lorenzo viani Benedizione dei morti del mare, particolare

Danae, 2004
Danae, 2004
affresco su tavola, cm. 67x126,5
firmato e datato in basso a destra
firmato e titolato sul verso

Costituita da un affresco su tavola e una cartella di nove stilografie ispirate alla città di Viareggio, la donazione è stata fatta dallo stesso artista nel 2003.
Giorgio Michetti nasce a Viareggio nel 1912, precoce inizia a dipingere a nove anni quando suo padre gli regala colori tavolozza e cavalletto, evidentemente assecondando un talento che aveva intravisto nel figlioletto e intorno ai quindici anni affronta la sua prima “opera pubblica”, esegue infatti un olio di circa due metri che rimarrà parecchi anni nella chiesa dell’Istituto dei Poveri Vecchi di Viareggio.
Il giovane attinge alle due anime di Viareggio, quella della Darsena e quella degli artisti e dei vacanzieri che la frequentano negli anni fra le due guerre.
Si trasferisce prima a Roma e poi nel nord Italia, infine viene arruolato sia per la guerra coloniale in Etiopia che per combattere al fronte della seconda guerra mondiale.
Vive a Viareggio fino al 1962 quando si trasferisce a Milano e abbandonata definitivamente ogni altra attività si dedica esclusivamente alla pittura e inizia a cimentarsi nell’affresco.
Agli inizi degli anni Novanta torna nella città natale.
Dalla ricca bibliografia riproponiamo un brano di Enzo Carli (1975): “…Sarà perciò forse anche per effetto dell’assidua pratica e dell’ardua tecnica dell’affresco se i quadri del Michetti, anche quelli di più ridotte dimensioni, hanno l’afflato, la sicurezza e la saldezza d’impianto di composizioni monumentali. E’ questa infatti la prima impressione che si riceve e che non dipende soltanto dall’assoluto predominio, dal poderoso incombere in molti di essi delle figure umane…, ma dipende altresì dal potere di sintesi plastico strutturale del segno, da quelle linee che proiettandosi in amplissime e tese falcate incidono spesso addirittura in solchi sottilissimi la superficie dell’intonaco, e infine anche dalle larghe partiture del colore che talvolta tracima oltre quei segni e comunque si distende in ampie pezzature di poche tonalità dominanti di rossi soffocati e sanguigni, di profondi turchini, di bianchi luminosissimi, di verdi intensi e di favolosi viola. Un colore del tutto irrealistico, di natura essenzialmente fantastica e spirituale e ricco di intense risonanze liriche nel modulato svariare delle sue liquide trasparenze, dei suoi mutevoli spessori, delle sue accensioni, e che tuttavia definisce nitidamente, inderogabilmente, forme e volumi esaltandone al tempo stesso la possente e irrequieta vitalità. Per esso, per la sua libertà d’impiego tutta istinto e immediatezze non meno che per l’impeto quasi gestuale del segno mi pare che la pittura di Giorgio Michetti, pur così validamente nutrita delle esperienze di un glorioso passato, o per dirla con Vigorelli, avente radici ed entroterra, si assesti autorevolmente sulla linea di una non effimera attualità”.
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